La lezione di Martin Scorsese

Martin Scorsese e la sua ultima lezione
February 25, 2021
minuti di lettura

Martin Scorsese e la sua lezione senza tempo

Sta facendo molto discutere il lungo saggio, dall’emblematico titolo Il Maestro, che Scorsese ha scritto per Harper's Magazine.

Facendo, quasi, passare in secondo piano il tema principale delle riflessioni di Scorsese: l’incontro straordinario con il cinema di Fellini. Il saggio di Scorsese è, allo stesso tempo, l’accorato ricordo di un amico, il genuino ringraziamento di un discepolo e il monito preoccupato di un maestro. Lungi dall’essere l’uno esterno all’altro, i temi rilevati da Scorsese comunicano fra di loro: si compenetrano.

Il discorso estetico, per Scorsese, non può essere separato dal ricordo. L’amicizia è parte della storia del cinema - la parte più intima e nascosta, ma forse la più vera. Sicuramente, per Scorsese, la più dimenticata.

 

Il saggio si apre con uno sferzante j'accuse. Non molto tempo fa, con alcune dure dichiarazioni riguardo ai cinecomic Marvel, Scorsese innescò una fitta polemica che il saggio su Fellini è destinata a rinvigorire. Scorsese, nel saggio, colpisce l’algido algoritmo delle piattaforme digitali, la dittatura dei contenuti che, a suo dire, appiattiscono le differenze fra un film di David Lean, un video di gatti, uno spot del Super Bowl, l’episodio di una serie e il sequel di un film di supereroi.

La spietata analisi del cinema contemporaneo – che fa il paio con il tono elegiaco di The Irishman – apre e chiude il saggio. Nella chiusa, con più precisione, Scorsese precisa che «everything has changed»: nulla è più come prima. Tutto è dominato dal business. E si sa, nel mondo degli affari conta poco chi tu sia – Godard, Bergman, Kubrick -, niente è dato per scontato, meno il valore dei soldi.

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Fellini, Isabella Rossellini e Scorsese sul set de "La città delle donne"

Passiamo a Fellini. Fellini, come Scorsese precisa nelle ultime battute del saggio, è «a good place to start». Fellini è il buon inizio di cosa? Di un ripensamento radicale: cosa significa fare cinema, cos’è il cinema? Proprio perché, secondo Scorsese – e non solo secondo lui – i film di Fellini, incontestabilmente, sono cinema, la sua opera «goes a long way toward defining the art form». Si capisce allora lo stretto nesso, anzitutto politico, che per Scorsese, stringe Fellini all’attualità. Lungi dall’essere un onanistico rifugio dalle angosce del presente, il ricordo di Fellini – il ricordo di un’ amicizia e di un sodalizio, in nome del cinema e della vita – è un grimaldello politico.

 

Scorsese si permette di dire quello che molti pensano ma che pochi hanno il coraggio e/o la possibilità di dire. Non va, però, dimenticato il carattere peculiare delle riflessioni di Scorsese. Per il regista di Mean Streets, il cinema è una rivelazione – non molto difforme da quella divina. Anzi, è una vera e propria teofania.

Il cinema è un tempio, un luogo sacro; l’esperienza della sala, il tabernacolo – il Sancta Sanctorum – del corpo vivo del cinema; i film, il cuore palpitante del mistero.

La battaglia - perché tale è - ingaggiata, seppur con garbo, da Scorsese è la battaglia di un veterano che, alle soglie di un epoca quanto mai confusa, decreta la morte di Pan.

 

Scorsese è Frank Sheeran, non si lascia persuadere, seppur tutto faccia pensare il contrario, che la fine sia inevitabile.

Natale deve ancora arrivare, conviene tenere la porta socchiusa.

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The Irishman

Dalla collaborazione tra Progetto Bridge e Giovanni Sabattini nasce il “Ribalta Experimental Film Festival”: primo festival di cinema sperimentale della provincia di Modena che si terrà il 29-30 maggio al Cinema Bristol di Savignano e al Circolo Ribalta di Vignola.

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